domenica, ottobre 02, 2005

You're beautiful, you're centovetrine

Ascoltavo una di quelle canzoni alla radio, una di quelle martellanti, che persino i bambini di quattro anni finiscono per intonarti, col loro inglese ancora inesistente.
Gli accordi sono semplici, così come la storia: un uomo incontra lo sguardo di una donna bellissima, in una giornata qualunque, e ne rimane folgorato. Il tutto rimane solo in quell'attimo, e nell'eventuale ricordo su cui l'autore costruisce dei castelli destinati ad impattare con la dura realtà.
Ed il tutto mi riporta ad un altro ricordo.
Una serata fresca, uno tra gli amici più cari, una libreria ove siamo soliti rovistare in serate disimpegnate. Mentre giriamo tra gli scaffali, l'amico mi picchietta sulla spalla e mi intima di guardare dall'altro lato. Alzo lo sguardo e vedo. Un fiore di ragazza. Non saprei precisamente quale fiore, di botanica non m'intendo molto, ma probabilmente qualcosa di non troppo dissimile da un tulipano. E' china su un libro che sfoglia disordinatamente. Lineamenti perfetti, occhi svegli. Un corpo che dice "ti prego, facciamo l'amore qui". E' sola.
L'amico mi fa notare che ovviamente non avremmo fatto nulla, che stupidamente, come sempre si fa nella vita, avremmo lasciato andar via quella meraviglia della natura. Fu allora che con risolutezza presi un libro da uno scaffale, "sulla strada" di Jack Kerouac. Probabilmente uno dei libri culto del ventesimo secolo, quattrocento pagine di noia condensata. Francamente la vita del buon Jack si potrebbe reputare più divertente da vivere "on the road" per l'appunto, piuttosto che essere letta. Ma il punto era uno dei pochi stralci che tempo addietro m'aveva colpito e che feci leggere al mio amico:

"..Avevo comprato il biglietto e stavo aspettando l'autobus per Los Angeles quando vidi ad un tratto una graziosa piccola messicana in pantaloni che stava venendo proprio nella mia direzione. Era scesa da uno degli autobus che si erano appena fermati con un gran sospirare di freni ad aria; questo scaricava i passeggeri per una sosta. Il petto le sporgeva in fuori dritto e sincero ; i suoi piccoli fianchi avevano una linea deliziosa; i capelli erano lunghi e di un nero brillante; e i suoi occhi erano due enormi cose azzurre piene di timidezza. Desiderai poter viaggiare sul suo autobus. Un dolore mi trafisse il cuore, come succedeva tutte le volte che vedevo una ragazza che mi piaceva andarsene in direzione opposta in questo mondo troppo grande...."

Dopo aver letto l'amico annuì, e disse che avrebbe dovuto fare qualcosa. Che bisognava far sì che quella serata non diventasse un ricordo triste come quello del buon Jack. Ma quel qualcosa non accadeva e lui, nonostante la mia meritoria opera di convincimento, tergiversava.
Gli dissi che il tempo non sarebbe stato infinito. E che sarei andato io.
Mi presi di coraggio, e col libro di Kerouac tra le mani mi avviai verso di lei pronto a farle leggere quel passo, ed a far diventare quella serata una Storica serata. Il mio amico mi fissava da lontano con una punta d'ammirazione. Quando fui molto vicino a lei, un altro ragazzo che nel frattempo stava silente non troppo distante dalla ragazza (assai concentrato anch'egli sulla lettura, almeno così pareva) la abbraccia da dietro baciandole il collo. Smarrito proseguo avanti fino alla mensola di fronte, prendo un libro a caso (credo fosse un libro della collezione "DisHarmony") e lo porto al mio amico dicendo "Ho trovato quello che stavi cercando".
Non fu di certo una serata storica, ma si rise parecchio.
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1 commento:

ubalda ha detto...

il problema è stato la scelta del libro,se lo avessi cambiato tutto sarebbe andato diversamente...è Kerouac che porta sfiga!!!!