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mercoledì, settembre 18, 2013

De Adulescentia Pornographica (Post Porno - Part V)


Non si stava meglio quando si stava peggio, ma di certo nell'era pre-internet c'era tutto un altro fascino. I giovani d'oggi sono quelli della generazione "YouPorn", una generazione talmente rapida che, se chiedi in giro, considera YouPorn già parte del passato. 
I siti XXX-Rated crescono in maniera sconsiderata, persino Yahoo Answer che è ritenuta la madre, se non addirittura la MILF di ogni sapere, su questa domanda si trova in difficoltà.
Alla richiesta "Quanti siti porno esistono?" un esperto maximo ha dato come risposta "troppi", che ci dà una misura abbastanza precisa del mercato a luci rosse presente in rete.
Divagando e facendo il solito balzo a ritroso nelle gioventù dense di occhiaie di chi ha vissuto la propria adolescenza a cavallo tra gli anni 80 ed i 90, si scopre che il reperimento, tanto per cominciare, era molto più complesso. Volendo semplificare, tra i giovani d'allora si avevano due differenti metodi di approccio al "mercato". 
Il primo più avventuroso: si rischiava da soli per il bene di una comunità brufolosa ed ormonale e ci si organizzava per comprare i mitici giornaletti in edicola. Proprio quei giornaletti nei quali le immagini erano abbinate a testi e battute imbarazzanti, e che ripetuti durante notti di fuoco avrebbero provocato la disattivazione totale degli organi genitali, modello chiusura lampo, delle nostre giovani partner. Si veniva sorteggiati per andarli a comprare e poi osservati dal plotone come dei veri eroi in missione, con la paura costante che l'edicolante potesse a un certo punto richiederci un documento che dimostrasse la nostra maggiore età. Un comportamento comprensibile nella vendita di alcolici, quelli magari sì avrebbero potuto farci del male in un loro uso improprio, i giornaletti ci avrebbero al massimo causato una più o meno pronunciata dissimmetria tra gli avambracci. Una volta risolta la questione dell'acquisto li si disseminava in posti strategici, magari all'interno dei nostri condomìni, per una fruizione e condivisione modello "social 0.5"

Il secondo approccio era molto più prudente e prevedeva un'osservazione attenta dei contenuti che la tv d'allora riusciva a donarci. E diciamocelo, i primi tentativi erano piuttosto maldestri.
Credo che nessun trentenne/quarantenne si sia perso le ragazze di "Colpo Grosso", che viste da un giovane adolescente d'oggi potrebbero al massimo suscitare qualche compassionevole pacca sulla spalla e sarcastici riferimenti a infanzie difficili. Parliamo sempre di chi oggi è abituato a navigare tra categorie che prevedono nomi esotici come "Chubby", "Bondage", "Threesome", "Fisting", discipline nelle quali si possono trovare contemporaneamente animali, vegetali e oggetti costruiti con materiali ecosostenibili, tutti accuratamente incastrati in coreografie circensi con uomini, nani, donne incinte, she-male, he-female, bisessuali, pansessuali, pen di stelle, gocciole di sostanzole non ben identificatole, e chi più ne ha più ne metta. Sempre con rispetto parlando.
Qualche occasionale tettina di una ragazza "Cin Cin" scenderebbe oggi giù come acqua fresca, anche se immagino che un remix della loro canzone d'accompagnamento potrebbe diventare con facilità un tormentone estivo di gran presa.
Nell'evoluzione televisiva degli anni a seguire si sarebbero trovati film piuttosto interessanti, ovviamente in fasce protette: c'erano già i porno, ma per renderci felici ci sarebbe bastata la sensualità e pochi minuti (o secondi, per alcuni) di capolavori erotici come "Emmanuelle" ed i suoi plurimi sequel (che farebbero arrossire per continuità seriale gli altrettanto innumerevoli seguiti di "The Saw", titolo non tradotto letteralmente per evitare giustappunto equivoci di natura onanistica). O ancora i telefoni erotici, gli stessi che procurarono ai più ingenui d'allora un numero congruo di bollette milionarie ed una conoscenza assai approfondita della canzone "Je T'aime" della lasciva coppia Gainsbourg/Birkin.
Certo, le scuse da distribuire ai genitori per stare fino a tarda ora davanti alla Tv come "Stasera danno Fino alla Fine del Mondo di Wenders per i Bellissimi di Rete4", erano credibili quanto Sasha Grey in un convento di Clarisse, ancor peggio quando sentivi i passi di qualcuno in casa e ti ritrovavi a dover repentinamente cambiare canale atterrando su Marzullo, con tutte le conseguenze catastrofiche che l'azione avrebbe generato sul controllo del tuo corpo nel prosieguo della nottata. 
Per non parlare della storia di un carissimo e furbo amico, che per evitare di raccontare balle ai propri genitori registrava i suoi programmi favoriti della notte, per poi applicare ai VHS delle etichette verosimili come "Domenica In del 23/03". 
Era un'idea assai brillante e gliela invidiavo, almeno fin quando sua nonna non decise di guardare la puntata di Domenica In del 23 marzo.

Altro che generazione Youporn. 
Sospiro. Senza malizia, s'intende.
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giovedì, dicembre 20, 2012

I 5 peggiori regali di Natale al tempo della crisi



Seppur in tempo di piena crisi, qualcuno ci ha insegnato che fermare il mercato è un pericolo. Se non facciamo girare il denaro, finisce che il denaro non ritorna verso di noi. E' un'equazione capitalista piuttosto semplice, i soldi in banca finiscono col creare ragnatele, figurarsi se i soldi li si tiene in casa sotto il mattone. I grandi evasori fiscali devono spesso combattere una strenua ed improduttiva lotta contro la fuliggine. Poveri loro. Ma sto ancora divagando, ed il tema è qui natalizio, quindi inutile parlare ancora di Monti, spread, Berlusconi, primarie, secondarie, terziario in crisi.
Qui vogliamo far luce sull'annoso problema del regalo natalizio, che comincia a procurarci ansie sin dalla visione del primo spot della Bauli in televisione, che generalmente anticipa sempre un po' di più ogni anno che passa. Non ci preoccuperà fra qualche tempo vederlo a settembre inoltrato, così dopo le ansie procurateci dagli spot post-estivi che sponsorizzano collezioni di soldatini, aeroplani, monete d'epoca, navi, animali rari, vasini e pompe di calore, qualcuno ci dirà che dovremo collezionare pandori, panettoni, stelle di natale e palle di natale. Dalle stelle alle palle, appunto.
Dato per assodato che la scamperemo ai Maya, non ci rimane dunque che fare appello al nostro senso di responsabilità e rigore per poter fare degli acquisti orribili (ma originali) da consegnare a parenti, amici e nemici per questo Natale. E che al tempo stesso assolvano al requisito di non mettere le mani nelle tasche (o sotto le mattonelle) degli italiani.
Ed è per questo che ho selezionato 5 prodotti da fini gourmet del regalo che vado a presentare in rigorosa classifica dall'ultima posizione alla prima.



Sulla confezione sta scritto "per veri amanti dei gatti". Certo c'è da capire se davvero si possa amare a tal punto un felino da voler vedere questo grazioso culetto sul proprio frigorifero. Buona notizia: non scoreggiano, almeno non nella versione base.


Altra roba da fini intenditori. Smettiamola di lavarci i denti con questi dentifrici obsoleti, la menta è oramai demodè. Bisogna fare un parallelo con le colazioni internazionali che aggiungono ai vetusti croissant, tutto un universo salato, fatto di affettati, uova al tegamino, würstel, frittate e colon irritati fritti alla fermata del flan. Si sente in definitiva la necessità di rinfoltire i gusti per i lavatori di denti. 
"Caro hai lavato i denti?" 
"Certo, tesoro"
"E da dove viene questo nauseabondo odore di pancetta?"
"Tesoro, sei incontentabile. Ieri non ti andava bene il mio dentifricio aromatizzato con stocco alla messinese, oggi la pancetta, non so più cosa fare con te!"



Terzo posto. Potty putter
Si tratta di una piccola postazione da minigolf che può essere costruita ai piedi del water.
Così recita il breve messaggio promozionale: "Ritorni a casa dopo una lunga giornata lavorativa. I bimbi ti assillano. Moglie si fa i fattacci tuoi, mentre tutto ciò che desideri è far pratica sull'approccio alla buca. Gioca con Potty Putter! È straordinariamente innovativo e ti garantisce il massimo del divertimento da ogni tuo viaggio verso il bagno. Prendine uno per casa, ed un altro per l'ufficio. Finalmente potrai giocare a golf senza tutta quella gente fastidiosa. Il bagno è forse l'ultimo bastione di libertà, non lasciare che qualcuno lo invada!".
A me rimangono solo due piccole perplessità: la prima è che spero tu abbia almeno un secondo bagno, il piano di non lasciare che altri invadano il tuo bastione di libertà per parecchie ore potrebbe innescare qualche acredine familiare. Non so, tipo guerra dei Roses. Il secondo: ti consiglio di non gridare "buca al primo colpo!", la gente facilmente fraintenderebbe.



Fra tutti i libri pubblicata dalla category for dummies questo è forse il più divertente ed al tempo stesso irritante per il suo oscurantismo sessista. Un estratto dal libro: "Una donna dovrebbe aver cura di gestire produttivamente il proprio tempo. Una donna ha circa 8 anni importanti, dai 27 compiuti, età nella quale si può dichiarare matura, ai 35, quando le probabilità diventano sempre più basse. Così, non spender tempo con un uomo che ha paura del matrimonio, mantieni le tue possibilità aperte, uscendo con più persone contemporaneamente, facendo in modo che i maschietti competano tra di loro". Incommentabile.


La palma d'oro virtuale la guadagna questa mutanda "sporca", nella maniera più marrone possibile. Ovviamente si tratta di macchie finte, ma quanto basta per far sì che nessuno voglia metterci le mani dentro e dunque trovarci soldi e o documenti privati che hanno apposito alloggio all'interno della mutanda. La cosa più interessante è che fa così schifo, che spesso anche chi conosce bene l'articolo, l'ha comprato e ci ha messo pure i soldi dentro non ha alcuna voglia di riprenderseli indietro. E' una sorta di black hole che inghiotte ma non restituisce, solo meno poetico.

Bene, appena mi sarà passata la nausea, andrò a carezzare i sederini magnetici di quei micetti tanto graziosi.
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sabato, novembre 17, 2012

Creatività, oggi.


Essere creativi al tempo delle citazioni è davvero dura. Sembra che non si riesca a parlare se non tramite le parole degli altri. Che poi basterebbe citarle in maniera creativa, tutto qui:
"Bisogna avere il caos ed un verme solitario dentro di sé, per partorire una cacca danzante".
Chissà cosa avrebbe detto Nietzsche (contestualmente al suo rotolarsi nella tomba) su questa variazione di tema. 

Creatività è anche dare nuove risposte a vecchi problemi, o inventare nuovi problemi dando vecchie risposte.
L'altro giorno parlavo con una mia cara amica dell'annoso problema della sveglia mattutina. Non ce la faceva proprio ad alzarsi certe volte. Le sveglie, o meglio i telefonini (che hanno oramai sostituto le sveglie classiche) hanno quella fastidiosissima funzionalità che permette loro di cessare di suonare. Un pulsante e click, la sveglia è spenta, tu stai di nuovo dormendo, e tre ore dopo t'accorgi d'esser stato licenziato.
La mia amica (a proposito non farò cognomi, vi posso solo dire che il suo nome fa rima con grAnita) ha avuto un'intuizione assolutamente straordinaria, quasi diabolica. Quella di non svuotare la vescica prima di andare a dormire, e ritrovarsela bella piena la mattina successiva.
Quindi suona la sveglia e tu devi urgentemente andare in bagno se vuoi evitare di fartela sotto, e scansare così un revival bagnato dei tempi della culla. Questa è per me creatività, la sveglia vescica, che potrebbe aprire tantissimi altri scenari, le ciglia degli occhi che in fase di grande seduzione alimentano delle piccole pale eoliche, la rotula che funge da compasso. Ci sarebbe così tanto da fare.

Poi c'è la scrittura, mon amour. Dentro uno scritto tu sei dio, hai la facoltà di creare personaggi che poi magicamente prendono vita. Vi parlo di Ettore. Ettore è un ragazzo di 33 anni di mezza altezza, quindi un quarto di bellezza, stando a quanto si dice in giro. Ettore è impiegato in un'azienda che produce divani in ecopelle. Quando andò a fare il colloquio era ignaro del significato dell'esistenza di questo materiale e mentre aspettava di sottoporsi all'intervista cominciò a declamare ad alta voce "ecopelle figlio di Ecopollo fece un ecopalla di ecopelle di ecopollo". In quel momento fu sorpreso dall'Amministratore Delegato che lo assunse in tronco, senza nemmeno sottoporlo ad un colloquio. 
Ettore amava i film di Totò, le donne in carne, la carne di cavallo. Ed era un gran permaloso. Arrivato a pagina 47 ed avendolo tirato dentro episodi al limite del surreale, come quello in cui durante una pennica illecita su un divano in ecopelle, lui cade giù e si rompe una rotula (che dunque non avrebbe più potuto usare come compasso). Dicevo, a pagina 47 mi si rivolse a tu per tu. "Hai ragione sono permaloso, caro Antonio. Ed ora, e non vuoi che mi metta ad urlare, uno di quegli urli che dura due pagine piene fino all'orlo di vocali maiuscole, GIUSTO? Mi fai prendere 3 giorni di ferie e mi fai incontrare una tipa, una taglia 48, mora, giovane, occhi chiari. Hai capito? Occhi chiari, amicizia lunga."
Sì, perché poi si finisce per diventare amici dei propri personaggi e bisogna anche accontentarli per non correre il rischio che facciano qualche pazzia, che si tolgano la vita prima della fine del romanzo, costringendoti a ricominciare tutto da capo.

Per quanto mi riguarda, e dalla parte del lettore mi son sempre mostrato mostrato un po' snob e di rado ho praticato il principio del "conosci il tuo nemico", così ho sempre evitato accuratamente letture che avrebbero potuto procurarmi tic nervosi, herpes zoster o gonorree variegate. Prendiamo un autore a caso, un Moccia qualunque, che poi vanta milioni di lettori adolescenziali e post-adolescenziali, ha vinto il premio "Torre di Castruccio" nel 2004, e quindi io potrei essere nel torto, nell'avere pregiudizi. Ma non è questo il punto. Se la storia annoia, se ci si trova a combattere con il proprio io per poter continuare a leggere, con un pizzico di fantasia e creatività tutto si può sistemare.
Prendiamo i tre personaggi di 3MSC, un po' acronimo del libro, un po' nave da crociera. Come si chiamano? Babi, Step e Pollo, che già solo i nomi mi stanno sulle balle. Prendiamoli ed anziché calarli nella Roma dei motorini e di Ponte Milvio, li schiaffiamo nella terra di Mezzo di Tolkien. Babi, fighetta che non è altra, è corteggiata dall'hobbit Bilbo Baggins, un hobbit con l'hobby(t) di corteggiare le fighette. Babi è indecisa se far coppia con lui perché se da un lato "Bilbo e Babi" suona davvero bene, dall'altro ha una paura fottuta di cosa avrebbe trovato tra le mutande di Bilbo. Nel frattanto Step, soprannominato così perché amava andare in palestra e fissare i sederi delle orche più disinibite (l'orca troia, starà già pensando il lettore, andando a pescare nella comicità più grassoccia) era uno scostante apprendista mago di Gandalf.
Babi e Step si conoscono al funerale di Pollo, amico di Step, che finisce arrostito dalle fiamme di un Drago delle Brughiere Aride (certo bell'ironia della sorta per un Pollo, quella di finire arrostito). Babi e Step si amano attraverso migliaia di difficoltà ed avventure fantastiche, finché lui non mostra l'Anello di fidanzamento, e lei fugge con Bilbo Baggins, perché l'ha spiato durante una doccia, e s'è accorta d'amarlo alla follia. Step, amareggiato, regala l'anello a Gollum che lo abbraccia commossssso.

Evviva dunque la creatività: chiedo scusa a Nietzsche, a Moccia a Tolkien, ma soprattutto ad Ettore: nonostante le tue desiderata ti ho regalato una tizia bionda, taglia 44, dagli occhi scuri. Ma alla prima cena insieme, consentimelo, non ti ho fatto mancare la carne di cavallo.
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sabato, settembre 01, 2012

Chiavi in mano (Post porno - part IV)


Tanto tempo fa si scriveva sui blog e non ci si faceva tanto caso.
Tutto era sufficientemente unoPuntoZero, al più si metteva un titolo calzante, che il più furbo utilizzava per guidare le visite su argomenti pertinenti. Poi, insomma, è arrivato il 2.0, il web interattivo e compagnia sociale cantando assieme alla febbre delle metriche.
Dove si clicca di più, su cosa si clicca, dove si poggia maggiormente lo sguardo. Come se non bastasse la lezione delle mozzarelle Zappalà, con due tette giganti in prima linea, a farci capire come si calamita con semplicità lo sguardo di un maschio.
Ma davvero, non voglio incenerire anni di studi con le mie considerazioni dozzinali, e per altro sul web la storia è ancora più complessa. 
E così, giusto per menzionarne una, il mondo virtuale DuePuntoZero si è riempito di tag, per riuscire nel compito più difficile della terra: quello di catalogare il web, impresa paragonabile solo alla chiusura lavori sulla Salerno-Reggio Calabria.
Per semplificare, una delle aspettative che si nutre su un sito o blog che si cura personalmente è comunque quella che il pubblico che atterra sui propri lavori (tramite opportune chiavi di ricerca) sia interessato e "targettizzato" in base a ciò che scriviamo. Ma tra le aspettative ed il reale, si sa, il divario è quasi sempre maggiore del previsto.
Ed alla fine ho capito che anche io, pur non volendolo, ho goduto degli effetti del sempreverde successo del porno online. E l'ho scoperto cedendo alla trappola delle web analitics.
E così, scartabellando tra le chiavi di ricerca che hanno condotto degli anonimi visitatori sul mio blog, ho scoperto delle cose piuttosto interessanti. Per semplicità ho diviso le chiavi in tre sottosezioni in ordine crescente di pruriginosità. 
A letto -dunque- i bambini (e non come disse un noto pedofilo "alletto i bambini", trincerandosi dietro un facile fraintendimento).

Per tutti

Ghirigori più o meno virtuosi Qualcuno (son pochi, invero) che centra lo spirito dell'iniziativa.
Ghirigori sobri C'è già remissione. La crisi si fa sentire e si va avanti ad arzigogoli dimessi.
Ghirigori sul piede Feticismo occulto. Si prosegue comunque nel girone del low cost: basta una biro ed un arto inferiore. 
Vescica stracolma. Qui immagino l'autore che sta per farsela addosso, ed anziché fare come i comuni mortali, ossia cercare il wc più vicino e "cambiare l'acqua al pesce", fa ricerche su google nella speranza di trovare un social network di mancati pisciatori per condividere l'esperienza. O al più trovare rimedi efficaci per non spostarsi, come la costruzione di pappagalli artigianali.
Ava come lava social Anche qui si ricercava probabilmente un social network per lavandaie anni '80. Si vorrebbe riempire la lavatrice al suono dei Duran Duran, addobbate con capelli fashion molto cotonati.

Disperati, erotici, stomp (accompagnati da adulti)

Gatto che si strofina i testicoli Questo fantomatico gatto sporcaccione è stato citato in uno dei miei precedenti post sulla scaramanzia, ma mi diverte tanto che qualcuno lo cerchi. E se fosse perché ne è stato avvistato davvero uno? In quel caso il ricercatore  si dovrebbe domandare, per quale motivo il gatto s'è ravanato proprio mentre passava lui.
Nomi di donne con le puppe giganti Alla ricerca dell'ottava (meraviglia) abbondante. 
Cartongesso porno  Nel mio immaginario identifico come un oggetto d'arredamento che divide due o più stanze, istoriate con un Rocco Siffredi che ti guarda con aria maliziosa mentre gusta una patatina.  
Giochi virtuosi porno Molta confusione nell'aria. Eppure il porno virtuosismo potrebbe essere una nuova tendenza. Farlo con la vicina, rimanendo però ognuno a casa propria. Oppure farlo con due gemelle siamesi (auspicabilmente non gatte). E così via.

Solo adulti

Porno cicciononi. Dico, perché? E' un'orgia monogamica. Son due, ma sembran quattro. Carne tremula, tremulo al solo pensierulo.

Ragazze che godono in un sexy shop porno. Una cosa che accade spessissimo, eh. Le donne entrano nei sexy shop e cominciano a godere incontrollabilmente alla sola vista di tutta quella strumentazione godereccia. Maledetta generazione youporn.

Mara Carfagna Porno. lo 0.0001% delle ricerche sulla ex-ministro vertevano sulle sue gesta politiche. Il resto lo immaginate.

Figa e cazzo. Simpatica sit-com con i due organi genitali che battibeccano come fossero novelli Sandra e Raimondo.

E poi una sfilza di: Figa, che figa, cazzo grosso. E chi più ne ha, più ne metta. Battuta pessima, lo so, ma al peggio non c'è mai fine. Ricercare emozioni falliche e finire sul mio blog è di gran lunga peggio, ad esempio: chiedo personalmente scusa a chi ho rovinato una preziosa erezione.

Ah, quasi dimenticavo: Raffaella Carrà, presentissima all'interno dei referral al blog. Lo so, lei non dovrebbe stare nel porno, ma il mito televisivo che ha creato l'inno "com'è bello far l'amore da Trieste in giù" merita questa posizione (non missionaria) di tutto riguardo.

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giovedì, agosto 16, 2012

Tre modi per avere tanti follower di twitter ed essere cool in modo indecente


Stiamo parlando di uno dei temi più bollenti per chi ha un po' di esperienza in ambito di social media. Oggi puoi essere fico quanto vuoi, ma se non hai un account twitter ed un vasto seguito, non sei nessuno. Potresti essere un maestro di wind surf, possedere un fisico oltremodo scolpito, una laurea con master MBA incorporato, ed una villa sul mare a Villasimius, ma la donna che hai puntato potrebbe preferire le occhiaie (dietro gli occhiali) di un gobbuto nerd che ha dalla sua un popolo di 50,000 folloua che seguono i suoi deliri geek.
Puoi giocar pulito e seguire i consigli che trovi scritti, riscritti e copincollati su una vasta quantità di blog, book, e-book, e-zine (che il maledetto correttore automatico mi trasforma automaticamente in ben più appetibili e-zinne, ma questa è un'altra storia che un giorno, forse, vi racconterò). Si tratterebbe dunque di scrivere argomenti rilevanti ad un pubblico affezionato, interagire molto, aggiungere persone che abbiano interessi comuni, esercitare un uso intelligente dei re-tweet e così via. 
Ma questa è la solita pappa, ed io son qui per mostrarvi delle insight alternative in modo da dare un boost deciso alla vostra vita online ed offline.

1) Comprateli a mazzi: ci sono tanti siti che forniscono, previo congruo pagamento, questa tipologia di servizio, a tagli dal numero crescente: 500, 1000, 2000, 5000, 10,000, 50,000, e così proporzionalmente via.
Un giorno ti svegli ed anziché avere 32 follower ne hai 100,032. 
Alcuni obietteranno che questo è proprio il periodo delle polemiche sulla compravendita dei follower: "Beppe Grillo c'ha i follower falsi", "Di Pietro non solo c'ha i follower falsi, ma la mattina c'ha una sveglia dove un coro di finti followers lo elogia applaudendo fragorosamente" e così via. 
La realtà è che bisogna trovare pusher che sappiano il fatto loro, e che certifichino che i follower siano reali, profumino, rispondano al riflesso patellare (gamba che si allunga al colpetto dato alla rotula) e che alla domanda "Credi nella metempsicosi?" non rispondano con "Hi sweetheart, I'm cindy and I'm so weeeeet ;-PP".

2) Create finti profili come se non ci fosse domani. Il lavoro va fatto in maniera certosina ed ogni profilo deve essere verosimile, ed inutile dirlo -dovete amarli tutti come foste voi stessi-. Diciamo che ne create 500, tutti rigorosamente a mano per eludere gli infernali captcha, e ciascuno con la proprio foto profilo, interessi, idiosincrasie, blog personali, e foto di sandali abbandonati sulla sabbia, con effetto seppia di instagram.
E poi, nella sagra del volemose bene, tutti devono aggiungere tutti e cominciare ad interagire in maniera sfrenata.
Alcuni, per interessi divergenti, devono essere pronti allo scontro, a litigare.
Altri ad innamorarsi, alle volte riamati, altre volte odiati, spesso e volentieri re-twittati. 
Tu invece, devi essere pronto ad un percorso d'analisi, parlando con il tuo psicologo delle varie sfaccettature delle personalità che hai creato, e di come Giulio e Alberto siano venuti alle mani virtuali, culminate con un calcio virtuale sulle palle virtuali di Alberto che poi si è disiscritto da Twitter facendo diminuire il numero di follower di Giulio che è poi entrato in depressione. 
A seguire, dopo il supporto psicologico, siate pronti anche a quello psichiatrico quando giurerete che Giulio si è materializzato a casa vostra per darvi un vero calcio sui vostri veri coglioni.

3) Cercateli porta a porta. Decine di migliaia di venditori di Folletto, Bimby, pentole Imco, e divinità varie ed eventuali, non possono essersi tutti sbagliati.
Chiaramente dovrete imparare dai venditori e dalle loro tecniche, e non fare subito di testa vostra.
Non citofonate a nessuno dicendo "Il mio account è @godomanontroppo, potresti gentilmente addarmi, visto che ho un disperato bisogno di avere un sacco di follower?".
Anche perché, ad esempio, nessun testimone di Geova che si rispetti approccerebbe mai qualcuno al citofono dicendo "Buongiorno, alla fine di questa frase lei crederà fermamente nella nostra dottrina e nel nostro sempreottimoDio".
Quindi prendetela alla larga e dite "ho degli allegri cinguettii da farle sentire" e da lì, se vi faranno mai entrare e non avranno lanciato giù dell'acqua bollente (evitare ore pasti) voi andate giù col vostro miglior repertorio da max 160 caratteri (persino cantando, se dotati di facoltà canore) con cose come "può darsi che non sappia cosa dico, scegliendo te, mia nonna, per amico" oppure "when i find myself in times of trouble, Bloody Mary comes to me". Ed a quel punto è fatta, sarete nel loro cuore e vi adderanno.
I più arditi ed amanti del fai-da-te invece adocchieranno nei saloni i pc dei malcapitati e con la scusa di un caffè, si precipiteranno ad aggiungersi in un attimo di distrazione del padrone di casa (di difficile attuazione, in alternativa al caffè, la solita scusa del "dietro di te, una scimmia a tre teste!" ).

Et voilà, il gioco è fatto. Ovviamente potete utilizzarli in combinazione così da raggiungere risultati altrimenti insperati. 
Non c'è bisogno che mi ringraziate né che diciate in giro che sono stato io a consigliarveli, la modestia e l'odio verso le carceri e/o gli ospedali m'impongono di sottrarmi all'eccessiva referenzialità.

Questo post è stato prodotto da un bot satirico, talmente umano da sembrare finto. Tale @altri2menti.
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lunedì, luglio 09, 2012

Vibranti passioni (Post porno - Part III)


Il mio rapporto personale con Pigalle, il popolarissimo quartiere a luci rosse parigino, vive di due pagine profondamente differenti tra di loro.
Un conto è una traiettoria adolescenziale da diciassettenne in gita, che dentro un sexy shop ostenta una spavalderia da "siamo in 7 compagni di classe e facciamo battute da scaricatori, che non farebbero ridere nemmeno gli scaricatori".
Di chi s'esaltava con poco, vuoi perché un tempo ci si faceva prendere per molto meno, vuoi perché quando si parlava di robe vibranti, automaticamente nelle teste di noi adolescenti d'allora saliva a mente quella fascia elastica che lasciava vibrare i sederi di alcune avvenenti modelle, facendoci entrare in stati d'ipnosi da cui difficilmente ci riprendevamo.
Mentre, ritornando al sexy shop di partenza, quegli strambi oggetti vibranti falloformi erano per noi qualcosa di impensabile. Le donne che lo possedevano erano delle poco di buono, gli uomini che l'acquistavano dei folli che mettevano in gioco la loro virilità, mettendosi a confronto con degli attrezzi infallibili (e utilizzabili persino quando le batterie venivano meno).
A distanza di quasi due decadi il ritorno a Pigalle, è stato ovviamente diverso.
Il vibratore non più visto come un pericolo, ma al più come malizioso compagno di giochi, o, per i più furbi, attrezzo da fare entrare in funzione, quando la stanchezza ha oramai preso piede. 
Fatto sta che Pigalle ancora una volta non mi ha convinto, sarà perché siamo entrati in questo megasexy shop a due piani dove un indelicato commesso come prima scelta ha tirato fuori un bazooka da 6 chili che avrebbe fatto arrossire il signor Citterio in persona, sventolandolo sotto il naso esterrefatto dell'amica che si era gioiosamente prestata a questa visita sopra le righe della capitale francese. 
Lei ha obiettato qualcosa, che non le ho mai chiesto di tradurmi, ma che suonava un po' come "lei mi avrà confuso con il passo del San Gottardo". Insomma, come per i 17 anni, ero uscito fuori dal sexy shop, senza aver fatto acquisti.
Ma Parigi ha sempre una sorpresa in serbo, che si materializza in un negozietto vicino al museo di Pompidou. Due commessi graziosi e gentili, una ragazza ed un ragazzo, e tanti piccoli oggetti vibranti di stile. Persino un ragnetto, che in condizioni di ragni veritieri avrebbe portato alla classica immagine della ragazza in piedi sulla sedia che emette vocalizzi, beh è più o meno la stessa cosa col ragnetto vibrante, con la ragazza stavolta seduta sulla stessa sedia, e con espressione beata.
Insomma un posticino carino e stiloso, che avrei volentieri portato in italia con successo con qualche nome evocativo come "dildo con parole tue". 
Ed infine quell'oggettino piccino piccino, un piccolo cilindretto dai colori pastello, vibrante a dieci velocità. Che sul momento avrei giurato poter erogare velocità normali come: pianissimo,piano, leggero, forte, fortissimo, decimo della scala mercalli, armageddon e così via.
Ed in realtà la cosa si rivelò ben più fantasiosa. Perché man mano che si premeva la punta dell'oggetto, ci si trovava in realtà più un susseguirsi di diversi pattern con combinazioni sempre più complesse fino ad arrivare a robe come: vibra 2 secondi, poi vibra di più, poi smette, poi riprende ancora più forte, poi smette ancora. Ed io penso alla donna, povera donna, mentre mi soffermo su questa velocità cangiante: gode, gode di più, poi smette, poi gode da morire, poi smette, poi gode in maniera andante con brio. Una vera tortura.

In tutto questo, cari lettori, mi piace lasciarvi con questa immagine di me che schiaccio nervosamente il tastino in cima al cilindretto: lo compro, lo compro troppo, non lo compro, ne compro due, non lo compro più, lo compro a rate.
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martedì, febbraio 14, 2012

Speciale San V. Insomma quella cosa lì.

E chi mi conosce, sa che metter su una puntata speciale per San Valentino, sarebbe stato probabilmente l'ultimo dei miei desideri.
Non mi considero un single inacidito, anche se è chiaro, questo è il giudizio di me su me stesso, quindi vinco facile. Ma andiamo con ordine, mi trovavo al centro con due amiche ed ad un certo punto, un punto scellerato, dissi. "Hm. Quale potrebbe essere il prossimo argomento?".
Ed io non so. Trovandomi insieme ad amici maschi, probabilmente avrei ricevuto risposte differenti come: "Boh! Parla di calcio. Parla di sesso. Di strafighe! O meglio, potresti parlare per un'ora di strafighe che giocano a calcio. E magari con due tette giganti!".
No, essendo con due belle ragazze, il primo suggerimento fu "San Valentino", così, per partito preso, pur essendo quasi certo del fatto che non fossero per nulla amanti della festività. Ed io risi abbondantemente, come di fronte alla migliore barzelletta, e risi di più di quando mi fu presentata per la prima volta la pessima e vecchia battuta "limone". Sì proprio "limone", quella cui poi si aggiunge "non farà ridere, ma non fa nemmeno cagare". Con la differenza che probabilmente San Valentino non fa ridere, però a me sostanzialmente agevola le funzioni gastrointestinali.
Così risi, e feci loro capire che sarebbe stato impossibile, e loro recepirono il messaggio e mi diedero ragione. Sarebbe stata l'epopea della banalità. Così finimmo a parlare d'altro.
Eppure, maledetta ancora quella domanda, quella sera e quelle due mie amiche.
Perchè nonostante il ridere, l'aver bocciato l'idea, e l'aver parlato d'altro, il pensiero di San Valentino è rimasto ahimè appeso alle mie sinapsi neurali.
Mi son così ritrovato alle due notte, così, per gioco, ad andare su google e scrivere "San Valentino". Google ha un attimo di esitazione. Anzichè completare la frase con alcuni suggerimenti, come fa di solito mi chiede "ma sei pazzo?".
Ma non è il solo: la finestra di firefox comincia a tremare di paura, il PC si mette in posizione d'urto, insomma si crea il panico generale.
Suona il telefono, è Silvia della Teleromp, che alle due di notte stavolta non vuole offrirmi nessun servizio di fonia, ma che promette di pagarmi di sua tasca le prossime sei bollette se prometto di cancellare immediatamente quelle lettere dalla finestrella di google.
Ma io sono cocciuto, e così, sprezzante del pericolo, premo il tasto invio, e nei successivi secondi la vista si annebbia e vedo tutta la mia vita passarmi davanti, dall'infanzia, alla gioventù, fino ad arrivare a quella sera fatale, passando per la prima volta nella quale sentii la battuta "limone".
Ciò che mi si presentò a schermo era persino peggio di ciò che mi ero prefigurato: un universo rutilante di regali cuoriciosi, SPA, percorsi termali, ebook reader, gioielleria varia e genialità kitsch, come lo schiacciabottiglie, e udite udite, formine per fare le uova sode quadrate, l'incubo dei sederi di tutte le galline del mondo. E le immancabili frasi d'amore, anche in versione moderna "L'amore è una mela morsicata rosa tra le parole I e Pad".
Ed è così che voglio immaginarvi, cari innamorati: cumuli di coppiette stipate dentro un bagno turco, recitando poesie non vostre, intenti a far mosse innaturali sul vostro touchscreen, mentre wikipedia vi racconta la storia di San Valentino, e di come sia riuscito a ispirare amore a due giovani nel pieno di un litigio, facendo volare intorno a loro numerose coppie di piccioni, che si scambiavano dolci gesti d'affetto. Da questi, riporta testualmente wikipedia, si crede possa derivare anche la diffusione della parola piccioncini.
E su questa citazione crollo, sono a un passo dall'harakiri con una lama a forma di cuore appuntito, e per darmi l'ultimo colpo di grazia prendo un bacio perugina, e mentre il cioccolato entra in circolo nel mio sangue leggo sul fogliettino accluso, l'ultima illuminante frase:
"Alla partita dell'amore ogni bacio è un rigore".

E' stato bello signori, il cuore appuntito mi aspetta.
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